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I gozzi sempreverdi (ma innovativi) del Cantiere Calcagno (video)

cantiere Calcagno

Un cantiere gestito a livello famigliare, quando papà Gerolamo nel 1970 ha deciso di mettersi in proprio. Il cantiere Calcagno di Voltri produce gozzi plananti ed è presente anche quest’anno al Salone Nautico di Genova. Gerolamo “Giumma” Calcagno aveva cominciato negli anni Sessanta nel Cantiere Bianchi e Cecchi, che sfornava barche da regata che hanno dato soddisfazioni anche alle Olimpiadi.

Nel 1970 decide di mettersi in proprio e fonda il cantiere Giumma, qualche anno dopo la cessione e la nuova attività con il nome che è arrivato sino a oggi. La sede invece è cambiata: prima all’Acquasanta, poi, dagli anni Ottanta a Voltri, in via delle Fabbriche.

Diporto turistico o pesca, i gozzi di Calcagno sono richiesti perché rendono molto a livello di velocità, sono stati i primi a ideare una soluzione che può far arrivare l’imbarcazione anche a 30 nodi (non è un caso che la linea si chiami Marlin, pesci dalla velocità strabiliante): l’elica protetta e collocata in un tunnel.

«In questo modo i nostri gozzi possono anche essere spiaggiati», sottolinea Andrea Calcagno, il figlio di Gerolamo, che si occupa della parte in vetroresina, mentre il papà si dedica agli impianti e la mamma alle rifiniture.

La produzione, fatta a mano, è basata su 3 gusci di metrature 5, 6 e 7 metri. Il 5 metri è un gozzo pontato, mentre le versioni 6 e 7 metri sono proposte in versioni pontate e cabinate.

Nessuna barca è uguale all’altra perché il cantiere le personalizza andando perfino a consigliare il motore da metterci, secondo le esigenze del cliente.

Il disegno dello scafo è ancora oggi assolutamente attuale; erano i primi anni 80, e già il Cantiere Calcagno sfoggiava i suoi modelli al Salone Nautico di Genova.

Un’ulteriore innovazione sul motore oggi permette andature al “minimo” ben sotto i 3 nodi, per seguire alcune tecniche di pesca e poter però poi mantenere lo sfruttamento del motore anche per esigenze di velocità superiori ai 4 nodi.

Il cantiere non ha risentito della crisi: «Nei periodi buoni dovevamo quasi non accettare commesse, avevamo tempi di attesa di circa due anni, mentre con la crisi siamo arrivati quasi a zero mesi, ora abbiamo di nuovo più lavoro».