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Tirreno Power: futuro incerto per la centrale di Vado Ligure

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Futuro sempre più incerto per la centrale di Tirreno Power a Vado Ligure, dopo il sequestro dei gruppi a carbone deciso dalla magistratura nel marzo 2014. Il consiglio di amministrazione della società ritiene che non vi siano le condizioni per prevederne in futuro la rimessa in servizio.

A distanza di 27 mesi dal sequestro in cui sono venute progressivamente a mancare anche le infrastrutture logistiche indispensabili per l’esercizio dei gruppi alimentati a carbone, il contesto sociale è profondamente mutato: l’uscita dalla produzione a carbone di energia elettrica è un obiettivo annunciato dal governo, dalle istituzioni locali ed è anche nelle attese della popolazione.

La società sottolinea che il «sequestro, avvenuto nonostante il pieno rispetto delle norme a tutela e dell’ambiente e della salute, ha acutizzato in maniera determinante la crisi economica dell’azienda che ha dovuto affrontare un complesso processo di ristrutturazione.

Tirreno Power è consapevole che la cessazione definitiva dell’attività degli impianti a carbone a Vado Ligure priva il territorio di una delle più importanti realtà industriali e occupazionali, con pesanti ricadute sociali. La società intende contribuire fattivamente a contenere tali ricadute, per quanto nelle sue possibilità, di concerto e con il supporto indispensabile delle istituzioni e delle parti sociali».

Ma che cosa può sostituire l’attività dei gruppi a carbone? Sindacati e amministratori parlano di tavoli da aprire, di politica industriale ma finora nessuno ha indicato delle vie percorribili per salvare l’occupazione dei circa 160 dipendenti rimasti, e dei lavoratori dell’indotto, per i quali si parla di circa 850 famiglie coinvolte in un territorio che deve fare fronte anche alle difficili situazioni in cui si trovano Bombardier e Piaggio Aero.

Nelle settimane scorse Cgil Cisl Uil hanno dichiarato in un comunicato congiunto che «occorre ragionare in termini di riconversione dell’area, che deve restare industriale e riteniamo che si possa uscire dal carbone continuando a produrre energia». Secondo i sindacati «a questo proposito bisogna sfidare la proprietà a mettere in campo un progetto industriale ambientalmente e socialmente sostenibile, per riassorbire il personale che diversamente sarebbe in esubero. La presenza del Polo Universitario savonese e il fatto che il territorio di Vado e Quiliano è ricompreso nell’area interessata dalla revisione dell’Accordo di Programma sono due aspetti da valorizzare insieme alla necessità di un intervento di programmazione da parte della Regione che al nuovo piano energetico regionale può fare corrispondere le risorse disponibili nel Fesr (Fondi europei)».

Ma uscire dal carbone continuando a produrre energia sembra un’impresa difficile da realizzare. Innanzi tutto, a quali altre energie si pensa? Le cosiddette rinnovabili occupano pochissimi addetti, il gas oggi soffre di eccesso di offerta. E una centrale che funziona a carbone a non si può facilmente alla produzione di energia differente,

Tirreno Power dichiara di avere avviato un progetto di reindustrializzazione del sito, volto a favorire «l’insediamento di nuove aziende» con l’obiettivo di contribuire alla ricerca di soluzioni che possano offrire un futuro occupazionale ai lavoratori e una prospettiva di sviluppo al territorio. Si stanno compiendo tutte le azioni necessarie per la riapertura urgente del tavolo di crisi presso il ministero dello Sviluppo economico affinché siano attivati gli strumenti necessari per affrontare questa difficile situazione e sia dato sostegno alle iniziative di reindustrializzazione che sono state intraprese».

Ma prima di arrivare a soluzione dovranno aprirsi ancora molti tavoli.

A Vado Ligure intanto prosegue l’esercizio del ciclo combinato alimentato a gas naturale, insieme alle altre due centrali a gas di Napoli e Civitavecchia e ai 17 impianti idroelettrici collocati in Liguria, Piemonte e Emilia Romagna.