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Save the Children: essere madri in Liguria è più difficile rispetto al resto del Nord

madre e figlia, mamma

Essere madri in Italia rappresenta ancora oggi una condizione inequivocabile di svantaggio sociale, professionale ed economico, che penalizza le loro capacità di crescita sotto ogni punto di vista. Lo dimostra il “Rapporto mamme 2016 – Le equilibriste di Save the Children”.

La responsabilità della cura delle persone, soprattutto bambini e anziani, viene ancora sostenuta prevalentemente dalle donne e, tra queste, in modo speciale dalle madri. Un sacrificio che, se dal punto di vista umano si può solo definire encomiabile, spesso è così impegnativo da spaventare le donne al punto da indurle a riconsiderare o ridurre le loro aspirazioni riproduttive.

Il Rapporto ha stilato un “Mothers’ Index” che aiuta a comprendere le differenze tra i vari territori rispetto alla qualità di vita e di benessere per le mamme. La Liguria risulta ottava in Italia, dietro a Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Piemonte e Friuli Venezia Giulia.

Sono state selezionate tre aree di maggiore interesse e pertinenza rispetto alla vita delle mamme d’Italia: Cura, Lavoro e Servizi, che sono stati rappresentati in tutto da 11 indicatori.

La classifica regionale costruita quindi con la media della posizione in classifica per ognuno degli indicatori presi in esame. Dividendo le aree la Liguria è nona per quanto riguarda la Cura, ottava per Lavoro e nona per quanto riguarda i Servizi per l’infanzia.

Il Rapporto sottolinea come la disparità nella disponibilità di servizi per la prima infanzia sul territorio sia strettamente legata allo status delle donne (e quindi alla maggiore o minore disuguaglianza di genere): come mostra il grafico c’è una correlazione positiva tra il tasso di occupazione femminile, la percentuale di donne nelle amministrazioni comunali e la percentuale di presa in carico dei bambini nella fascia d’età 0-3 anni nelle varie regioni italiane.

Questo dato dimostra non solo come più donne nei governi locali possano fare la differenza per tutta la popolazione, ma anche come i servizi di conciliazione svolgano un ruolo fondamentale non solo per l’organizzazione ed il benessere delle famiglie, ma anche per la promozione dell’uguaglianza di genere e quindi per il benessere della società intera.

Il Rapporto evidenzia come investire sulle politiche di welfare che favoriscono le donne e, a maggiore ragione le madri, rappresenti una politica vincente sotto ogni aspetto, non solo nella tutela dei diritti, ma anche nell’aumento della produttività e della crescita socio-economica.

Una recente ricerca inglese lo ha dimostrato in modo inequivocabile: in tutti i Paesi analizzati, compresa l’Italia, investire nella cura avrebbe un effetto importante sull’occupazione e ne diminuirebbe il divario di genere. Si potrebbero così affrontare alcuni dei problemi delle nostre economie attuali: bassa produttività, deficit di cura, cambiamenti demografici, e la persistente disuguaglianza di genere nel lavoro pagato e non pagato.

Per approfondire ecco il rapporto completo: Le equilibriste 2016

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