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Trasferimento tecnologico, dall’Iit 17 spin off e 26 progetti di impresa

Incrociare industria e ricerca, per far arrivare sul mercato le tante idee che arrivano da quella continua fucina che è l’Istituto italiano di tecnologia. Non è un caso che da Morego si presti sempre più attenzione al cosiddetto “trasferimento tecnologico”.

Fulvio Puzone fa parte della direzione technology transfer e ha partecipato all’ultima edizione della Genova Smart Week: spiega che soprattutto in questo periodo, la divisione “industrial liason and business development”, è parecchio sollecitata dal comparto produttivo e industriale, «che vuole incontrarci e saperne di più sui temi dell’innovazione, anche visto tutto il parlare che si fa su industria 4.0, robotica, eccetera».

Quando la montagna non va da Maometto è Maometto che va dalla montagna, per cui l’Iit lavora anche a un approccio “push”: «Riassumiamo i nostri brevetti in delle brochure che chiamiamo technology teasers (qui una carrellata): all’interno di questi documenti viene fatta una panoramica della tecnologia, uno status della proprietà intellettuale, cioè a che stadio è il brevetto, ma anche un’introduzione del mercato di riferimento, riportando lo scenario competitivo».

Icub

Sicuramente è il “volto” dell’Iit, l’oggetto di ricerca più famoso, ma anche costoso, circa 200 mila euro: «Partiti con lui – dice Puzone – stiamo arrivando, nel corso degli anni, ad altre soluzioni, che saranno robot diversi, più semplici, leggeri e ipertecnologici, che permetteranno, anche per i materiali che li compongono, un costo di produzione molto più basso; stiamo vivendo l’incipit di una rivoluzione, la robotica a costi accessibili».

Sinora l’Iit ha gemmato, nel corso di questi 10 anni di vita, 17 spin off (qui l’elenco) non solo da Genova. L’ultimo per esempio è un’idea nata dalla “costola” torinese: Morecognition ha studiato un dispositivo indossabile per guidare il paziente nei giusti movimenti da fare durante la riabilitazione a casa.

A Genova ad esempio è ormai famosa Movendo technology che ha un prodotto come la piattaforma riabilitativa Hunova, mentre la SmartMicroOptics sta commercializzando Blips, un microscopio per lo smartphone (ne avevamo parlato qui) e per questo si è spostata al Bic, l’incubatore d’impresa di Genova, assumendo personale.

«Noi abbiamo al momento 26 progetti di impresa in due diligence – puntualizza Puzone – realtà che stanno vivendo o uno sviluppo di idea di business o che sono vicine alla fondazione». Gli ambiti in cui potrebbero nascere nuove realtà imprenditoriali sono la visual analysis and pattern recognition e le scienze della vita.