string(18) "/?something=blabla"
array(2) { ["home"]=> array(2) { ["label"]=> string(4) "Home" ["url"]=> string(30) "https://staging.bizjournal.it/" } ["taxonomies"]=> array(1) { ["post_tag"]=> array(2) { ["label"]=> string(3) "Tag" ["terms"]=> array(1) { [0]=> array(2) { ["label"]=> string(26) "Centro studi ImpresaLavoro" ["url"]=> string(61) "https://staging.bizjournal.it/tag/centro-studi-impresalavoro/" } } } } }
bool(true)

Liguria, la crisi nei numeri: -3.700 euro di pil procapite

chiusura

L’Italia è ancora lontana dal tornare ai livelli pre crisi: il pil procapite nel 2007 era di 28.699 euro, quello del 2015 25.586, lo rileva una ricerca del centro studi ImpresaLavoro su dati Istat. Andando a guardare i dati regionali, si scopre che la Liguria è passata da 31.935 euro a 28.238. Un calo dell’11,6%. Tra le Regioni del Nord Piemonte e Valle D’Aosta fanno peggio, in percentuale: rispettivamente -12,3% e -12,6%. La Liguria è messa peggio rispetto alla media nazionale che vede un calo del 10,8%: 3.698 euro in meno per la nostra regione, contro i 3.113 nazionali.

Per quanto riguarda l’occupazione mancano all’appello quasi 30 mila persone: dai 633.157 occupati del 2007, in Liguria nel 2016 si è passati a 609.550. La variazione è negativa: -3,73%, mentre altre regioni come Lazio, Trentino Alto Adige, Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia, hanno superato i livelli pre-crisi. La media nazionale è calata dello 0,59%.

«Mentre tutti gli altri nostri principali competitor europei sono da tempo ritornati ai livelli di crescita pre crisi, l’Italia continua a registrare valori di reddito pro capite e occupazione inferiori a quelli del 2007 – osserva l’imprenditore Massimo Blasoni, presidente del Centro studi ImpresaLavoro – purtroppo non si è voluto approfittare di questa crisi decennale per cambiare drasticamente le regole del mercato del lavoro e per allegerire le nostre imprese dal peso esorbitante e disincentivante di una tassazione eccessiva, nonché di leggine e regolamenti che imbrigliano la loro azione quotidiana. I vari bonus sono pannicelli caldi che non aiutano a rilanciare l’economia e che disperdono risorse. Occorre cambiare passo: rilanciare gli investimenti pubblici e mettere finalmente gli imprenditori nelle condizioni di creare nuovi posti di lavoro e quindi nuova ricchezza».