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Digitalizzazione: Calenda, il governo crea strumenti per lo sviluppo

calenda

«Nel passato i governi decidevano le politiche industriali e i settori su cui puntare, ora questo processo è superato. Rispetto alle imprese, il governo si limita a creare gli strumenti per rendere attuativo lo sviluppo. La vecchia struttura usava incentivi a bando e condizioni complicate; ora con il ministero dell’Economia sono stati previsti incentivi fiscali automatici per chi investe nell’ingresso della tecnologia digitale nella manifattura. Il confine tra produzione e servizi è cambiato». Così ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, spiega la politica che il governo intende seguire per sostenere una radicale digitalizzazione del nostro sistema economico.

Calenda è intervenuto sul tema ieri, in un video trasmesso a Villa Marigola di Lerici dove si teneva la tappa spezzina del roadshow di Confindustria “Impresa 4.0”. Il ministro ha dovuto rinunciare a partecipare di persona al convegno a causa di impegni imprevisti ma il suo intervento e quello degli altri relatori ha chiarito un tema di importanza strategica per un sistema produttivo come quello spezzino, e ligure, dove un balzo in avanti nel processo di digitalizzazione è indispensabile per competere a livello mondiale e dove pure esistono le premesse necessarie per effettuare questo balzo.

«L’ultima legge di bilancio – ha ricordato Calenda – contiene misure importanti per andare in controtendenza alla riduzione degli investimenti in tecnologie e macchinari da cui è maggiormente dipeso il tracollo in competitività del nostro Paese».

«Gli incentivi fiscali – ha precisato – sono trasversali rispetto a tutta la filiera dell’industria 4.0, abbiamo creato più condizioni di finanziabilità, rafforzando il fondo centrale di garanzia, 22 miliardi di euro a garanzia delle imprese, e agevolando chi investe. Abbiamo spostato il rating di copertura a livello intermedio per imprese che hanno difficoltà di credito, prima veniva data con una copertura dell’80%, e confermato la Nuova Sabatini, ossia la proroga sino al 31 dicembre 2018 per i finanziamenti agevolati alle Pmi che acquistano nuovi macchinari. Ma la misura più rilevante come incentivo al 4.0 è l’iper-ammortamento, pensato appositamente per gli investimenti in digitalizzazione, incentivati al 250%. Ci saranno precisazioni tramite una circolare per chiarimenti sul provvedimento, ma non decreti legge attuativi. Sull’attuazione dell’iper-ammortamento digitalizzazione – ha annunciato il ministro – è in arrivo una circolare dell’Agenzia delle Entrate con una serie di chiarimenti anche applicativi e con dettagli sulle tecnologie incentivate e sugli adempimenti richiesti, elaborata in stretta collaborazione con Confindustria digitale, ma le disposizioni contenute nella Legge di Stabilità sono operative con l’entrata in vigore della manovra senza bisogna di provvedimenti attuativi».

«Intendiamo creare dei digital innovation hub – ha concluso – presidi in grado di diffondere la conoscenza dell’impresa 4.0, la sua evoluzione, le sue applicazioni, e i competence center, centri di eccellenza che riuniscano il meglio dell’università e dell’impresa per sviluppare prodotti e tecnologie. Per esempio, un’azienda ligure, in base alle sue esigenze, potrà andare a Bari come a Torino. Questo Piano vuole diffondere il valore dell’innovazione e sostenerla con contributi e sgravi fiscali. Puntiamo all’innovazione e internazionalizzazione in modo semplice e veloce. Abbiamo fatto un cambiamento culturale le imprese sanno cosa devono fare e lo faranno».

Sistemi cognitive, additive manufacturing e 3D printing, cybersecurity, big data e analytics, sono tra le tecnologie del 4.0 a cui gli imprenditori dovranno sapersi convertire in un’ottica di crescita di competenze e dunque di competitività.

«Stiamo decidendo – ha puntualizzato Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale – se far crescere e fare sopravvivere le aziende, se mettere sotto analisi le nostre aziende e renderle competitive. Non è un discorso strumentale e tecnologico, è proprio un’economia diversa. Con Industria 4.0 il Paese si è dotato per la prima volta di una politica industriale basata sull’innovazione digitale. La politica governativa ha dato un segnale forte, con l’iper-ammortamento significa che su 1 milione di euro investiti 300 mila euro tornano in risparmi fiscali. Abbiamo accumulato un forte ritardo in questi ultimi 15 anni. Oggi c’è la possibilità di crescita con una serie di provvedimenti che non sono soltanto incentivi ma riguardano la formazione e la professionalità».

Una sfida che il territorio ligure deve e può saper cogliere viste anche le realtà di ricerca e sviluppo tecnologico, anche nella robotica, che detiene.

Ha fatto il punto sulla situazione e sui bandi attivi della Regione Liguria l’assessore allo Sviluppo economico Edoardo Rixi: «La Liguria high tech ha avuto dal 2001 al 2014 uno sviluppo del 41% con una crescita dell’81% del fatturato. Il fatto di essere una Regione piccola prima era uno svantaggio oggi è un’opportunità con la rivoluzione digitale. Vogliamo porre al centro delle priorità la qualità della vita, legata anche al fatto che nel 2016 abbiamo registrato 15 milioni di presenze turistiche. Gli elementi che erano negativi ora diventano fattori positivi: per esempio il costo del lavoro dei nostri ingegneri è il 20% in meno rispetto ad altre regioni. Abbiamo due distretti tecnologici e cinque poli di ricerca. Grazie al fondo Tranched cover e i bandi Por Fesr le imprese hanno strumenti e contributi attivi; stiamo cercando di migliorare il sistema dei bandi velocizzato grazie alla digitalizzazione delle domande. Gli indirizzi saranno sempre di più verso progetti diretti e non fondi strutturali, la Regione si deve dare obiettivi a cui dare priorità al fine di arrivarne a termine in tempi brevi».

«La Liguria – ha spiegato Giovanni Toti presidente della Regione – sta vivendo un grande cambiamento dal punto di vista industriale, ma il know how deve essere utilizzato. Il nostro è un territorio difficile che paga in gap infrastrutturale ma ha dei vantaggi dati dal clima, dalle capacità e dal posizionamento strategico verso i poli economici più rilevanti. Al contempo bisogna puntare sul turismo e sull’industria connessa, oltre che sul terziario avanzato in termini di ricerca e di sviluppo compatibile con l’ambiente. Il modello è quello dei parchi tecnologici come quello degli Erzelli. Senza dimenticare temi importanti di base, come la banda larga e wi-fi che rappresentano infrastrutture fondamentali».

Il roadshow è proseguito con la tavola rotonda “Evoluzione digitale” moderata da Matteo Giudici, presidente del Comitato regionale ligure Giovani imprenditori. Al dibattito sono intervenuti Giulio Pedrollo, vicepresidente di Confindustria con delega alle Politiche industriali, Elio Catania, Giuliano Busetto, presidente di Anie Federazione, Ugo Salerno, presidente e amministratore delegato di Rina, Roberto Zuffada, di Siemens, membro della task force di Federmeccanica.

All’evento sono state portate testimonianze imprenditoriali di chi ha già trasformato la propria azienda tradizionale in un’impresa competitiva digitale: Umberto Costamagna, presidente di Call & Call, Luca Manuelli, chief digital officer di Ansaldo Energia, e Mattia Noberasco, amministratore delegato di Noberasco.