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Rifiuti speciali, Ispra: la fotografia di produzione e gestione

L’ultima analisi dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, fotografa l’andamento dei rifiuti speciali in Italia. Lo studio si basa sui dati 2014 (la chiusura della discarica di Scarpino è avvenuta proprio a ottobre di quell’anno).

In generale, i rifiuti speciali prodotti in Italia sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani: nel 2014 sono stati prodotti circa 130,6 milioni di tonnellate di “speciali” a fronte di 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. L’aumento nella produzione totale è del 5% tra 2013 e 2014 (oltre 6,1 milioni di tonnellate). Una crescita imputabile prevalentemente ai rifiuti speciali non pericolosi, derivanti da operazioni di costruzione e demolizione, e da quelli derivanti dal trattamento dei rifiuti e delle acque reflue. I rifiuti speciali pericolosi, invece, si mantengono sostanzialmente stabili (+0,3%).

Nel 2014 sono stati gestiti, cioè riciclati, smaltiti o inceneriti, più rifiuti di quelli prodotti (i rifiuti nell’anno di riferimento vengono sottoposti a operazioni intermedie di gestione (trattamento chimico-fisico, stoccaggio, ecc.) prima di essere avviati al trattamento finale). Sono 133,8 milioni di tonnellate a fronte di una produzione di 130,5: rispetto al 2013, l’aumento è del 3,3% del quantitativo totale dei rifiuti gestiti.

Per quello che riguarda le discariche, sono diminuite nel 2014, a fronte invece di un aumento dei rifiuti pervenuti nei siti: 11,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, con un aumento di 460 mila tonnellate rispetto al 2013, pari a +4,2% (la crescita è maggiore al Nord, +6,1%). Rifiuti smaltiti in 392 discariche operative (erano 404 nel 2013). I 12 impianti in meno sono localizzati soprattutto al Sud (8), poi al Nord (3) e uno al Centro. La maggior parte delle discariche è localizzata al Nord con 228 impianti, 58 al Centro e 106 al Sud. La Liguria risulta tra le regioni che più hanno aumentato l’utilizzo della discarica, con un +27,6% (90 mila tonnellate in più). In testa la Basilicata con +40,3% (+17 mila tonnellate) e il Lazio con +34,2% (+185 mila tonnellate). Quelle che hanno diminuito maggiormente sono il Molise (-56,4%, -10 mila tonnellate), l’Umbria (-27,3%, -162 mila tonnellate), il Trentino Alto Adige (-19,3%, -21 mila tonnellate). Da sottolineare che la Campania, nel 2014, non smaltisce rifiuti speciali in discarica a causa dell’assenza sul territorio di discariche autorizzate allo smaltimento di questa tipologia, che viene, quindi, trattata fuori regione o all’estero.

Il recupero di materia da rifiuti speciali (per esempio, il riciclo dei metalli, il recupero dei materiali da demolizione per opere stradali, ecc.) si conferma la forma di gestione più utilizzata (62,4%). In lieve diminuzione l’utilizzo dei rifiuti speciali per produrre energia (-4,7% rispetto al 2013), mentre nel 2014 è in aumento di circa 540 mila tonnellate la quantità di rifiuti destinati agli inceneritori (circa 1,4 milioni di tonnellate).

Guardando al bilancio tra import ed export, secondo lo studio dell’Ispra diminuiscono i rifiuti trasportati all’estero: la quantità diminuisce del 4,7% tra 2013 e 2014, passando da 3,4 a 3,2 milioni di tonnellate. I rifiuti speciali importati in Italia nel 2014, circa 6,2 milioni di tonnellate, corrispondono invece a un aumento del 7,6% rispetto al 2013.

I rifiuti italiani diretti all’estero finiscono prevalentemente in Germania, Cina e Grecia. Degli oltre 3 milioni di tonnellate, 889 mila vanno in Germania (il 27,7%) e sono prevalentemente pericolosi: vengono dagli impianti di trattamento dei rifiuti, delle acque reflue, della potabilizzazione dell’acqua, dalle operazioni di costruzione e demolizione. Le principali destinazioni sono le miniere di sale (in particolare quella di Stetten in Baviera, nella quale i rifiuti vengono utilizzati per la messa in sicurezza delle cavità a seguito dell’attività estrattiva).

La Cina nel 2014, come per gli anni precedenti, importa dall’Italia circa 278 mila tonnellate di rifiuti non pericolosi. Si registra, rispetto all’anno 2013, una diminuzione dell’11% (35 mila tonnellate). Si esportano in Cina soprattutto carta e cartone prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti (79 mila tonnellate). Significativa è anche l’esportazione dei rifiuti verso la Grecia, oltre 242 mila tonnellate, costituite per il 98% da “ceneri leggere di carbone” destinate ai cementifici; rifiuti che vengono utilizzati, al posto della sabbia, per creare materiali edili cementizi.

I rifiuti contenenti amianto, costituiti prevalentemente da cemento amianto, sono smaltiti in discarica, all’interno di celle ad hoc, in 22 impianti nazionali. L’amianto viene avviato solo a smaltimento e non a recupero, salvo alcune operazioni di pretrattamento. Nel 2014, la quantità prodotta è pari a 340 mila tonnellate. Per lo più sono materiali da costruzione contenenti amianto (92,7%), il restante 7% da materiali isolanti e in minima parte (0,36%) da imballaggi metallici, pastiglie per freni e apparecchiature fuori uso contenenti amianto in fibre libere. Nel complesso l’andamento della produzione di questi rifiuti è altalenante: dopo una tendenziale crescita dal 2007 al 2010 e un picco nel 2012, il trend appare in forte diminuzione (-36%). Un dato che farebbe pensare a una diminuzione delle demolizioni di strutture contenenti amianto, ma non si è in grado di affermarlo con certezza dal momento che non esiste un censimento delle strutture contenenti amianto. La Lombardia si conferma la regione che produce il maggior quantitativo (119 mila tonnellate, il 35% del totale nazionale).