string(18) "/?something=blabla"
array(2) { ["home"]=> array(2) { ["label"]=> string(4) "Home" ["url"]=> string(30) "https://staging.bizjournal.it/" } ["taxonomies"]=> array(2) { ["category"]=> array(2) { ["label"]=> string(9) "Categorie" ["terms"]=> array(1) { [0]=> array(2) { ["label"]=> string(11) "Istituzioni" ["url"]=> string(51) "https://staging.bizjournal.it/category/istituzioni/" } } } ["post_tag"]=> array(2) { ["label"]=> string(3) "Tag" ["terms"]=> array(1) { [0]=> array(2) { ["label"]=> string(4) "Asef" ["url"]=> string(39) "https://staging.bizjournal.it/tag/asef/" } } } } }
bool(true)

Genova, le esequie di Michele Cargiolli, affetto dalla sindrome congenita di Lesch-Nyhan

«Michele ha insegnato a tutti noi, ai malati e chi li circonda, a vivere la malattia, e non a subirla. Per questo la sua malattia è stata una provvidenza: lo è stata per tutti noi». Con queste parole, monsignor Guido Oliveri ha dato l’ultimo saluto a Michele Cargiolli, il trentacinquenne di Sampierdarena, afflitto dalla nascita dalla sindrome di Lesch – Nyhan e che ha dedicato l’intera sua esistenza a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle malattie rare.

La cerimonia funebre si è tenuta stamani nella chiesa di Santa Maria della Cella, a Sampierdarena. Ad accogliere Franco Cargiolli e Paola Mazzucchi, la coppia che prese in adozione Michele come quarto figlio, ed i loro tre figli biologici,e una folla silenziosa.

Dopo i riti iniziali, il parroco, don Matteo Firpo, ha invitato monsignor Oliveri a pronunciare l’omelia: «Fui io a battezzarlo, l’8 dicembre del 1989 – ha ricordato dal pulpito l’alto prelato –. Per questo oggi sono qui». Poi ha aggiunto: «Michele non ha inventato una medicina, ma in qualche modo, attraverso l’occhio attento dei genitori Franco e Paola, Michele ha dato l’indicazione di una medicina efficace, che aiuta a vivere la malattia, non a subirla. Fisicamente l’ha subita, ma Michele ha aperto gli orizzonti. Michele ha fatto capire la cosa più importante: gli ammalati di Lesch- Nyhan hanno bisogno di essere guardati, per essere trattati. E Michele ha dato a tutti noi questa importante lezione».

Il coro della chiesa della Cella ha accompagnato, con canti, tutta la cerimonia. In prima fila, tra i moltissimi convenuti che hanno gremito le tre navate della chiesa, i volontari dell’associazione “Lnd famiglie italiane”. Sulle maglie lo slogan, che è un monito e un incoraggiamento: “Rari non vuol dire soli”. La raccolta delle offerte avvenuta durante la celebrazione è stata devoluta proprio all’associazione “Lnd famiglie italiane”.

Al termine del servizio funebre, gli addetti di Asef del Comune di Genova hanno trasferito il feretro al cimitero della Castagna, dove è stato immediatamente inumato alla presenza di famigliari e amici.