Tre liguri su quattro ritengono lenti i tempi d’attesa per una prestazione medica, un giudizio soggettivo che viene confermato dai dati: il 65,4% dei cittadini si è trovato a prenotare visite o esami con liste d’attesa superiori ai sei mesi.
Il gruppo regionale del Partito Democratico ha commissionato a Quorum/Youtrend una ricerca sulla sanità ligure e ciò che emerge mostra la difficoltà ad accedere alla sanità pubblica.
Lo studio ha interessato 804 cittadini rappresentativi di un campione equilibrato su età, genere, professione, provincia, raggiunti per telefono.
I risultati del sondaggio mostrano che sette persone su dieci ritengono difficile ottenere una visita medica in tempi ragionevoli e quasi nove liguri su dieci si sono trovati almeno una volta a doversi inserire in liste d’attesa che ritenevano troppo lunghe.
«A Genova le cose vanno meglio e c’è una percezione migliore −afferma Davide Policastro, responsabile delle ricerche di Quorum/Youtrend − mentre per l’entroterra e le province la questione cambia».
Il sondaggio non entra nel merito dei singoli esami, ma secondo la campagna di ascolto online lanciata dal Pd che raccoglie testimonianze E tu come stai, e i dati ufficiali emergono alcune criticità: per una colonscopia nell’Asl 4 occorrono 458 giorni. «È chiaro che le persone abbandonano la sanità pubblica», dichiara il capogruppo del Pd in Regione Luca Garibaldi. Il dato riguarda l’esame non urgente e programmato, che comunque dovrebbe svolgersi entro 120 giorni, ma la stessa Asl 4, nel dato estrapolato il 2 marzo, risulta inadempiente nello stesso esame anche sulla priorità breve (entro 10 giorni) con 20 giorni e su quella differibile (entro 60 giorni) con 104. Non è l’unico esempio.
Ricorso al privato o rinuncia a curarsi
Per colmare le carenze il 57,4% dei liguri ricorre a strutture private, mentre il 5% rinuncia a curarsi (un dato che riguarda soprattutto le persone disoccupate).
«Il quadro è critico − dice Garibaldi − ed è fuori controllo, noi abbiamo voluto dimostrarlo con una ricerca scientifica. Attorno a questi numeri sviluppiamo una discussione aperta. Non c’è un rilancio per questo Paese, dopo la pandemia, senza sanità pubblica».
Questione di distanza e accessibilità
Tre quarti dei cittadini hanno avuto una prestazione sanitaria assegnata nell’Asl di residenza, ma un quarto (il 23,6%) si è trovato a dover scegliere un appuntamento fuori dalla propria Asl. Di questo 23,6% quasi la metà ha comunque preso il primo posto disponibile anche se lontano, mentre il 30,5% è ricorso a una struttura privata.
Il quesito sul come i liguri prenotino una visita o un esame, evidenzia comunque l’adeguatezza delle proposte; la piattaforma online Prenoto Salute è probabilmente ancora poco usata o non del tutto funzionale, essendo ultima dopo medico di base, farmacia e Cup con il 48,5% del campione che non l’ha mai utilizzata.
Qualità percepita
I punti dolenti, secondo i liguri, sulla presenza sul territorio e l’attività dei servizi sanitari riguardano il pronto soccorso (il 39,4%) di chi si è espresso lo ritiene insufficiente e l’assistenza domiciliare agli anziani (33,5%).
Sui servizi di medicina di base, la maggiore assistenza domiciliare è considerata al primo posto per migliorare la qualità dei servizi di medicina sul territorio e la facilità di accesso alle visite di controllo.
L’assunzione di maggior personale sanitario e il rafforzamento della rete dei medici di base sono le prime due scelte per migliorare il sistema ospedaliero e del pronto soccorso.
Lo psicologo di base
Quasi 8 liguri su 10 considerano importante introdurre la figura di uno psicologo di base all’interno del servizio sanitario ligure.
Per approfondire:sondaggio sanità Pd
Prospettive
Secondo i liguri la durata delle liste d’attesa per esami, visite e interventi, oltre che il rafforzamento dei pronto soccorso e della rete di medici di base e della medicina territoriale sono gli ambiti su cui la Regione dovrebbe concentrare i propri sforzi.
«Questi sono gli assi su cui vorremmo ripartire − aggiunge Garibaldi − le richieste che emergono dai cittadini devono essere al centro del piano sociosanitario. Giuseppe Profiti si è dimesso da responsabile della struttura di missione dei progetti in sanità, ma dopo tre anni non è stato presentato nessun piano, i dati sui lea per la prevenzione dimostrano che non c’è programmazione. Questa eredità viene trasmessa alla giunta Toti che in sette anni non è stata in grado di costruire un ospedale e nel frattempo sono aumentate le fughe sanitarie e le liste d’attesa».
Andrea Orlando, parlamentare del Pd, commenta: «Nonostante le difficoltà le persone riconoscono una qualità accettabile, ma il vero problema è l’inaccessibilità. Siamo di fronte a una privatizzazione strisciante. Il Pnrr doveva essere lo strumento per ripensare la territorialità del servizio. Stiamo utilizzando bene questa occasione? Io ho la mia risposta. È un interrogativo molto grande. Il problema esiste. Qui siamo di fronte a dati di fatto che si coprono con argomenti che riguardano il passato o scaricando responsabilità sul governo nazionale. La situazione era già compromessa prima del Covid, ma ora è ulteriormente peggiorata».
L’indagine del Pd e la richiesta alla Regione deriva anche dalla mancanza di dati certi forniti dalla stessa. «Abbiamo chiesto più volte di visionare il futuro piano sociosanitario − sostiene Garibaldi − ma abbiamo ricevuto slide molto generiche e non trovato risposta su assunzioni e organizzazione. Per esempio le cosiddette Case di Comunità che dovrebbero essere gestite per limitare gli accessi agli ospedali invece sembrano programmate diversamente, addirittura alcune contigue a essi. Non si parla di che modello mettere in campo per affrontate queste carenze. Nell’imperiese abbiamo tantissimi territori scoperti dai medici mmg. Questi temi saranno protagonisti di una battaglia pubblica».
Anche sul piano Restart dedicato alle liste d’attesa la giunta non ha comunicato i risultati: «Abbiamo chiesto spiegazioni durante la discussione nell’ultima finanziaria − accusa Garibaldi − si tratta di 24 milioni di euro investiti nel 2021 a cui si sono aggiunti altri milioni, di cui 13 non usati sino a quasi la fine del 2022, che dovevano essere impiegati principalmente nel pubblico, ma invece sono serviti per acquistare prestazioni dal privato. Più che Restart siamo all’anno zero».
«Questa ricerca – sottolinea la segretaria del Pd ligure e deputata Valentina Ghio – è un’importante strumento conoscitivo messo in campo dal Gruppo regionale del Partito Democratico, che evidenzia in modo chiaro e verificato quello di cui abbiamo avuto consapevolezza in questi anni: ovvero il fallimento della gestione della sanità pubblica da parte del governo regionale, un fallimento che i liguri stanno pagando con gli interessi e che le politiche di sotto finanziamento della sanità pubblica da parte del governo nazionale rendono ancora più evidente. La sanità sarà il primo punto in cui il Partito Democratico, oltre a rendere trasparente le disfunzioni attuali, metterà in campo proposte alternative che rispondano al bisogno di salute di tutti i liguri non soltanto di quelli che possono permetterselo».
«Siamo di fronte a un quadro che coinvolge tutta la Regione, comprese le province − aggiungono i consiglieri regionali del Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione, Roberto Arboscello, Enrico Ioculano, Davide Natale, Pippo Rossetti e Armando Sanna − i cui dati approfondiremo territorialmente con incontri e condivisione dei contenuti nelle prossime settimane. I problemi risultano molti gravi sia nel Ponente sia nell’area genovese e nel Levante».
La replica della Regione
La Regione Liguria replica sostenendo che si tratta di un lavoro “dal valore semplicemente indicativo e non scientifico, in cui le domande formulate al campione di cittadini intervistati presuppongono innanzitutto la conoscenza da parte dell’intervistato dei tempi necessari per la visita stessa. Il rispetto dei tempi deve però basarsi sul criterio oggettivo delle classi di priorità indicate dai medici e dai professionisti e certamente non sulle percezioni soggettive del paziente, che istintivamente punta a ottenere il prima possibile e più vicino a casa qualsiasi tipo di visita o prestazione”.
Tuttavia, come già evidenziato, i dati di Alisa sui tempi delle liste d’attesa certificano che un problema c’è e non solo sulle prestazioni programmate: basta aprire uno dei link presenti sul sito relativo proprio al monitoraggio delle prestazioni.
La Regione, nella sua replica, sottolinea l’importanza del portale Prenoto Salute, recentemente ampliato a farmacie e medici di medicina generale, per prenotare dal proprio pc o smartphone con pochi passaggi la propria prestazione sanitaria, anche la sera o nei fine settimana. “È importante l’implementazione dell’offerta pubblica con quella del privato convenzionato − aggiunte l’ente di De Ferrari − con la possibilità di eseguire determinati esami anche il sabato e la domenica. In particolare, nel 2022 rispetto al 2021, le azioni messe in campo in Liguria hanno garantito un incremento di circa 500 mila prestazioni erogate pari a circa 25 milioni di euro impegnati. L’incremento della diagnostica per immagini è stato di circa 130 mila prestazioni, importo destinato a raddoppiare nel corso del 2023 grazie alla manifestazione d’interesse che ha consentito di acquistare dal privato accreditato altre 130 mila prestazioni tra raggi, ecografie, tac, risonanze magnetiche a disposizione del sistema sanitario regionale. Per quanto riguarda l’appropriatezza prescrittiva, è in corso un confronto con i medici di medicina generale per uniformare e rendere più aderente alle linee guida il comportamento dei medici”.
Sui pronto soccorso Regione Liguria dichiara di star lavorando affinché, a livello nazionale, le misure Covid vengano allentate in modo da uniformare i percorsi di accesso. “Quanto al loro affollamento, soprattutto a ridosso dei fine settimana e dei ponti festivi, si sta operando sul potenziamento della medicina territoriale attraverso le Aft-Aggregazioni funzionali territoriali di medicina in grado di rispondere con continuità e quindi anche nei fine settimana alle patologie di bassa complessità scongiurando l’effetto congestionamento da codici verdi e bianchi”.
Tra i dati positivi la Regione evidenzia quello sull’accessibilità ai servizi e le distanze: “il 74,1% degli intervistati ha effettuato primi esami o prestazioni sanitarie in sedi ragionevolmente vicini al luogo di residenza o comunque all’interno dell’Asl di residenza”.
La qualità dei servizi di medicina sul territorio, secondo la Regione “si può ulteriormente migliorare con le risorse del Pnrr e non solo che la Liguria è pronta a mettere in campo. In uscita dal periodo pandemico risulta evidente anche la necessità di implementare il personale sanitario presente. Da un n punto di vista medico la carenza è di carattere formativo ed è un problema nazionale nei confronti del quale almeno fino al 2025-2026 le Regioni dovranno fare i conti. Regione Liguria si sta prodigando nell’assunzione di infermieri e di Oss e nella loro formazione. È recentissima la delibera di giunta che impegna 2,8 milioni di euro per la formazione gratuita di ben 600 operatori socio sanitari in tutta la Liguria”.
